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SWEET DREAMS

Contesto 
L’opera, realizzata dal collettivo di arte social DMAV, gioca con il titolo di una canzone degli Eurythmics per interrogarsi sul senso del sogno, a partire da una domanda che provoca e stimola la riflessione: di cosa sono fatti i sogni? Saper sognare è una delle caratteristiche fondamentali dell’imprenditore, che, attraverso la sua capacità di “vedere” il futuro, riesce a materializzare le proprie visioni in progetti che aiutano il territorio e la società a crescere e prosperare. Entrando in risonanza con i propri sogni, e superando quindi i propri limiti, diventa possibile avere un impatto positivo sulla realtà.

Intervento 
L’opera, che rientra in un ampio ciclo di interventi di arte pubblica portati avanti dal collettivo in diverse città italiane, utilizza i codici espressivi della neon art e della text art per arricchire un luogo suggestivo della sede di Palazzo Torriani con un’installazione che utilizza diversi linguaggi. Nell’atrio, una grande scritta al neon evoca la dimensione del sogno imprenditoriale; sulla scala, vista come un collegamento tra la dimensione del sogno e della visione e il piano concreto della realtà, una progressione sui toni del blu accoglie una serie di parole chiave che sono gli ingredienti reali, la materia di cui sono fatti i sogni.

Side notes
L’installazione nasce da un lavoro partecipato, portato avanti con le persone di Confindustria Udine, sul tema del patto valoriale. L’impatto del Neon rosa è particolarmente forte nell’ambiente più tradizionale di Confindustria Udine.

Living bodies

Contesto
L’installazione site specific per Palazzo Antonini è stata realizzata per L’università di Udine sul tema del rapporto tra la fisicità dei corpi e delle relazioni e la progressiva smaterializzazione che è tipica dei nuovi mondi digitali. L’opera nasce da un dialogo con Antonella Riem, docente universitaria e presidente del Partnership Studies Group.

Intervento 
L’opera è un neon piegato a mano, derivato da una calligrafia d’artista e che si colloca nello spazio prestigioso di Palazzo Antonini, una delle sedi centrali dell’Università di Udine.
L’inaugurazione si è svolta attraverso una performance di danza contemporanea, illuminata e ispirata dalla luce del neon.

Side notes 
Il progetto è frutto di una collaborazione tra artisti. All’opera hanno collaborato DMAV, Isabella e Tiziana Pers, Mattia Mantellato e Piera Giacconi.

Minimalia

Contesto 
Il progetto nasce per il secondo anno in collaborazione con l’Università di Udine, all’interno del Festival di Conoscenza in Festa. La nostra ricerca ha a che fare con i segnali minimi della comunicazione umana in uno scenario di accelerazione digitale.  Di fronte alla proliferazione di segnali digitali e dall’accelerazione del tempo della relazione, sembra che non ci siano più occasioni per fermarci e osservare quello che accade attorno a noi. Lo spazio della relazione, teso come un elastico dalla nostra necessità di essere sempre presenti, sempre reperibili, sempre chiamabili è occupato da notifiche, tasti di invio, informazioni in overload.

Intervento 
DMAV, con Minimalia, esposizione diffusa e componibile, esplora la complessità di questo scenario mescolando giochi di percezione, rituali ossessivi, mistica digitale, momenti di contemplazione incantata.

Due sono i linguaggi di questo intervento:

#MINIMALIA_LITTLE TOWN esposizione presso MAKE Spazio Espositivo. 

Minimalia_Little Town presenta una serie di diorami fotografici in cui il gioco tra le proporzioni, l’ingrandimento, la miniatura, gli oggetti fuori misura, crea un effetto di spaesamento visivo.

Qual è il punto di osservazione corretto in questi paesaggi fuori scala?

Gli ambienti di Little Town assomigliano senza dubbio a luoghi di attraversamento affettivo e percettivo, in cui gli abitanti, intenti in attività poco chiare e assorbiti in rituali vagamente nevrotici, entrano in risonanza con enormi schermi su cui appaiono immagini di natura misteriosa: sono proiezioni di desideri, allucinazioni, visioni lisergiche? Forse i minuscoli abitanti di Little Town vogliono lanciarci un messaggio, ci spingono ad identificarci con loro a partire dall’influsso esercitato dalle grandi immagini e dall’esperienza che stanno vivendo.

Al centro dei diorami, oggetti che assomigliano a idoli o a reperti di civiltà misteriose creano un ulteriore elemento di risonanza emotiva, facendo pensare che ogni immagine non sia altro che la tessera dispersa di un mosaico che, se ricomposto, ci racconterebbe qualcosa di sorprendente sugli abitanti di questa città in miniatura.

#MINIMALIA_TEXTURE Total Room in via delle Pelliccerie a Udine, stanza immersiva. 

Minimalia _Texture è un intervento a dimensioni variabili in cui lo spazio dell’opera diventa il luogo di apparizioni leggibili su più livelli.

Uno sfondo stampato a motivi naturali – che suggeriscono una sensazione di esotismo e di quiete contemplativa – ospita l’apparizione luminosa di una sorta di teschio pop. Un teschio immerso in un calcolo misterioso: forse è un conto alla rovescia, oppure un body count delle vittime di guerra destinato a salire in modo inesorabile.

Le tracce digitali creano un cortocircuito tra pieno e vuoto, mentre le diverse forme che la texture può assumere – installazione di grandi dimensioni, spazio sotterraneo di meditazione, stanza per una full immersion sensoriale – sono altrettante declinazioni di una paradossale esperienza del sacro contemporaneo.

Side notes
Questa ricerca sul tema della mistica digitale è l’occasione per l’incontro tra il Collettivo e Babatwoosh, mistica digitale islandese che accetterà l’invito ad esibirsi per due performance DMAV in Italia. 

Numbers

Contesto
Il progetto nasce su richiesta di Antonella Riem, docente dell’Università di Udine che propone una riflessione sul significato e l’esperienza dei numeri nella nostra società.
Con #numbers l’arte sociale diventa un’occasione per portare le comunità a interrogarsi sulle possibilità di rigenerazione e cambiamento che ognuno di noi può portare all’interno della dimensione pubblica. Le prime performance del progetto vengono realizzate nell’aula magna dell’Universita e negli spazi del Museo Etnografico.

Intervento
L’intervento è composto da due livelli differenti di azione creativa. Per prima cosa realizziamo una serie di incursioni in spazi da rigenerare in cui ambientiamo delle performance e dei ritratti fotografici in vari spazi della città di Udine, tra cui l’ex macello e il parco dei Rizzi. Successivamente realizziamo un intervento site specific in Vicolo Sottomonte, che viene ricoperta di numeri colorati in feltro. Tutto il processo creativo si interroga sull’impatto e sul significato dei numeri nel tessuto della comunità e negli spazi urbani.

Side notes
Con il progetto, il collettivo entra nel gruppo di ricerca internazionale PSG – Partnership Studies Group, ispirato dai temi della partnership e dell’economia di cura messi a punto dall’attivista e studiosa Riane Eisler. L’esperienza di #numbers viene successivamente raccontata all’interno di una mostra allestita presso il Museo Etnografico di Udine.